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Riccardo Ravasio della Cantina Grifo e Arianna Greco ospiti in tv a “Che impresa – Istruzioni per l’uso”

Se Bacco ama la Puglia dandole il privilegio di essere la  regione italiana con la più alta produzione di vini, Mercurio, dio del commercio, le sorride timidamente dal momento che è tra le ultime nell’export, lasciato ai grandi gruppi del Nord Italia in grado di nuotare con maggiore agilità nel mare magnum della globalizzazione.

Di questo e del rapporto tra vino e commercio, del binomio vino e cultura si è parlato nel corso della tredicesima puntata di “Che impresa – Istruzioni per l’uso”intitolata  “Sua Maestà il Vino”, andata in onda venerdì 7 ottobre su Fly Tv e Delta Tv (qui la puntata integrale).

Ospiti in studio, sotto la conduzione di Antonio Curci, sono stati il direttore generale della Cantina Grifo di Ruvo di Puglia, il dott. Riccardo Ravasio; il dott. Donato Marino Coppi, direttore delle Cantine Coppi di Turi; il dott. Beniamino D’Agostino, amministratore ed export manager delle Cantine Botromagno di Gravina di Puglia; Arianna Greco, pittrice di arte enoica.

Tre aziende, tre realtà differenti, tutte protese a diffondere e promuovere le proprie eccellenze. La punta di diamante della Cantina del grifone alato, è notorio, è il Nero di Troia.

Ravasio si è soffermato sulle difficoltà che il vino pugliese incontra nel processo di commercializzazione, dovuto al rigido disciplinare delle denominazioni (Doc, Igp, Igt) che se da un lato tutela il consumatore e produttore anche da possibili frodi in sede di registrazione di produzione – ma l’avvento dei registri digitali dovrebbe diminuire il ricorso alle truffe – dall’altro è uno dei segni della burocrazia che, in Italia, limita il raggio d’azione dell’imprenditore nel settore vinicolo. Inoltre non è da sottovalutare anche un altro elemento: il vino, soprattutto all’estero, è spesso considerato una bevanda alla stregua di altri prodotti “drink and beverage”, quindi, per affermarsi sul mercato e in un determinato target dai gusti spesso non molto sofisticati, è soggetto a forzature che assecondano le richieste. Una politica che la Cantina ruvese non segue.

In fondo produrre tanto, non significa vendere tanto e vendere tanto non significa vendere necessariamente bene.” Bisogna considerare poi che sul mercato si sta imponendo la Spagna che, grazie al clima mite che limita il ricorso a pesticidi e altre sostanze, colloca sul mercato vini a prezzi molto competitivi.

La realtà della Cantina Grifo è “sartoriale”, secondo un’espressione ricorrente nella trasmissione e tanto cara in quanto sottolinea la cura artigianale nella produzione del vino, e forse questo è uno dei motivi per cui non si utilizza quale canale di vendita il web.

“La Cantina Grifo ha pochi prodotti in catalogo e attivare un sito di vendita diretta potrebbe essere difficoltoso, al momento. Tuttavia non escludiamo contatti con operatori e-commerce. In realtà piccole come quelle della Cantina, è privilegiato il canale della vendita diretta, del rapporto “vis à vis”con il venditore che comunque dispensa anche consigli. Si stabilisce un rapporto più umano, in fondo. I millennials, di sicuro, ricorreranno all’ e – commerce per l’acquisto dei vini ma al momento i numeri non giustificano tali investimenti.” Inoltre Ravasio è piuttosto scettico sulla promulgazione di un “Testo Unico del Vino” (DDL “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino”) quale manifesto di ribellione ai rigidi disciplinari: lui è per il contemperamento degli interessi, tra la tutela del consumatore e lo spirito di iniziativa dell’imprenditore.

Il vino si promuove anche con la cultura, tuttavia, con l’arte e la pittrice Arianna Greco, creatrice dell’arte enoica, dà un esempio di come la valorizzazione del nettare di Bacco passi anche attraverso canali inconsueti: vino non più come bevanda, ma come colore. Colori sontuosi, caldi, ricavati da eccellenze pugliesi tra cui il Nero di Troia Grifo protagonista del docufilm “Vino su tela – L’arte enoica di Arianna Greco”, realizzato dalla regista Agnese Correra. Arianna ha adornato lo studio con due sue tele, che ritraggono donne sensuali, forti e audaci, come la Puglia. Ha narrato di sé, della nascita del suo amore per il vino quale colore – non si è fermata neanche a un Barolo del 1976!, della sua attività che l’ha portata a firmare copertine di libri, etichette, l’ha resa artista.

La Puglia è anche questo: passione, lavoro e quella follia che, a ben vedere, è audacia.

Nel frattempo, speriamo che Mercurio ci arrida maggiormente.

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