INTERVISTA PER ITALIA3!

UN ALTAMURANO L’HA FATTA INNAMORARE. ORA DIPINGE CON IL VINO

L’artista salentina Arianna Greco si racconta in un’intervista

Un uomo. Il vino. L’amore. L’arte. Resta senza nome l’altamurano che ha conquistato l’anima ed il cuore di Arianna Greco, inebriandola con un calice di “nettare di Bacco”. L’incontro fatale si è trasformato in irresistibile passione. Rapita da questo sentimento forte ed intenso, l’artista salentina, quattro mesi fa, ha cominciato ad intingere il pennello nel vino rosso, dipingendo profumate figure femminili. Sì, perché di fronte alle sue opere interviene non solo la vista, ma anche l’olfatto. La vita di Arianna Greco è stata «deviata» da questo misterioso altamurano, cultore del vino anche nella professione. Lo stesso che, per ottobre prossimo, sta organizzando ad Altamura il Wine Day, durante il quale la Greco esporrà le sue tele al vino rosso. L’abbiamo intervistata.

 

Arianna Greco, dal Salento ad Altamura. Dall’odontoiatria all’Arte. Vuole raccontarsi un po’?

Sì, sono una salentina, per la precisione di Porto Cesareo, ma da molti anni vivo a Bari. Dopo aver condotto gli studi classici, che tanto hanno influenzato la mia forma mentis, ho scelto la strada dell’odontoiatria… ed ecco perché mi ritrovo a vivere nella città di San Nicola! Adoro la letteratura, mi piace leggere, il mio libro preferito è il Simposio di Platone. Nel 2010, durante una collettiva d’arte contemporanea, ho dedicato un’opera all’Androgino rivisitato in chiave moderna, ma suscitando critiche e tanto stupore. In fondo l’autore di un’opera deve proporsi proprio questo, suscitare emozioni in funzione anche del fruitore di quella stessa opera. Io ci sono riuscita! Da due anni ricopro il ruolo di vicepresidente di un’associazione che si occupa di Arte come mezzo di comunicazione nel variegato mondo della diversabilità e che ha all’attivo già tre edizioni di un festival.

Arianna, sedotta dal vino, ma, prima ancora, da un uomo cultore del vino. Lei scrive: «L’artista ha bisogno di essere trasportato da potenti moti dell’animo. I miei quadri al vino nascono, così, per amore. Amore per un uomo che, per caso, ha incrociato la mia strada, deviandola e percorrendola insieme a me». Si tratta di un altamurano. Chi è e come lo ha conosciuto?

È vero, il mio avvicinamento all’affascinante mondo del vino e, di conseguenza, la mia Arte di dipingere con il vino nascono proprio dall’amore per un uomo, il mio uomo! Un altamurano che ha avuto la grande capacità di convertire la propria passione in lavoro. Devo ammettere che gli riesce davvero bene! Ama il vino, è il suo quotidiano, la sua passione. Io ho cercato, essendone precedentemente estranea, di conoscere questa sua passione, ma filtrandola nei modi a me più congeniali, attraverso l’arte enotica! Ecco i miei dipinti di…vini! E il caso ha voluto che il primo vitigno da me utilizzato sia stato il Primitivo di Manduria che, forse ben pochi sanno, ha origini altamurane. Venne portato a Manduria in dote dalla Contessa Sabini. Quando si suol dire “il destino”! Mi ha chiesto come l’ho conosciuto… hanno fatto da tramite a questa unione degli amici, anche loro nel magico mondo del vino.

La sua vita è ancora legata a quest’uomo?

Sì, la mia vita è ancora legata a lui. Come ha ben ricordato prima, la mia strada ha incrociato la sua e ormai ne è stata deviata. La cosa bella, rispetto all’inizio, è che ora abbiamo una passione comune, anche se vissuta in modo diverso. Lui la vive “commercialmente”, io “artisticamente”.

C’è un momento particolare legato al vino e a quest’uomo che lei ricorda di più rispetto agli altri?

Ricordo, in particolare, il nostro primo viaggio insieme, coniugato, ovviamente, con il “nettare degli dei”. Siamo stati in Turchia, a bordo di un caicco, insieme a suoi amici-colleghi. Lo ricordo con particolare emozione non solo perchè quei luoghi sono splendidi, ma anche per altri due motivi. Innazitutto è stato il primo viaggio con lui, il primo di una lunga serie, e poi perchè il vino scorreva a fiumi da mattina a notte fonda. A parte le battute, devo ammettere che, grazie a quello che Sandro Sangiorgi appella come “il liquido odoroso”, si creano situazioni, complicità, amicizie inaspettate. Il vino rende tutto più “magico” e quella nostra prima vacanza ne è l’esempio.

Quanto può, l’Amore, incidere su una passione?

Qualcuno ha definito l’Amore “il motore che muove il mondo” e non posso fare altro che confermarlo. “Anteros”, “l’amore corrisposto” secondo i Greci antichi, mi dà la forza di nutrire la passione per l’Arte, anche se poi, artisticamente parlando, prediligo “Himeros” come protagonista delle mie opere.

Lei, prima di questo incontro, già dipingeva? Che cosa e con quali tecniche?

Sì, ho sempre dipinto. Il primo “olio su tela” risale al 1992… avevo 12 anni e dipinsi il mio primo nudo, una donna distesa e coperta in parte da un lenzuolo. Sicuramente i particolari non erano eccellenti, ma conservo ancora quella tela. Quando la guardo, ricordo perfettamente dove ed il momento in cui è stata dipinta. Quindi, ritornando alla sua domanda, le rispondo di sì, già dipingevo, ma utilizzando colori ad olio e, qualche volta, acrilici. In ogni caso, continuo a dipingere ancora utilizzando quelle tecniche, oltre a dedicarmi alla mia “arte enoica”, ovvero l’arte di dipingere utilizzando vino rosso.

In quale momento è nata l’idea di far diventare il vino una raffinata forma d’Arte?

È nato tutto circa quattro mesi fa, quando ho guardato con i miei occhi d’artista quel rosso rubino, considerandolo alla stregua di un colore da porre su tela piuttosto che come oggetto di desiderio da parte delle mie papille gustative! In questo modo ho reso possibile – confermando la versatilità del nettare di Bacco – un’ulteriore modalità fruitiva. E, in più, i quadri al vino restano “vivi” nel tempo, oltrepassando i limiti del “godimento” temporaneamente limitato che si prova degustando il “ministro della tavola”, per riprendere ancora una volta il mio amico Sandro Sangiorgi.

L’arte enoica, come tutte le arti, oltre ad una innata e profonda passione, richiede anche tecnica e approfondimento. Ha frequentato dei corsi, delle scuole, per perfezionare la sua vena artistica in direzione del vino?

L’arte enoica nasce solo come esternazione concreta dei moti del mio animo. La mano va da sé. L’anno scorso ho tenuto, in qualità di docente, un workshop in occasione di un festival che viene ospitato annualmente a Trani. Mi è stato chiesto di parlare di “arte e comunicazione”. Alla fine ho indirizzato il lavoro in un’altra direzione, “espressione pittorica ed emozioni”, perché, per guardare un’opera d’arte, bisogna unire due voci, quella della banalità (ciò che uno vede e sa) e quella della singolarità (riempire la banalità con l’emozione che appartiene solo a me stesso). Compito dell’artista, al di là della tecnica, non è di “comunicare”, tanto non riuscirà mai a farlo in quanto ciascuno “vede” nell’opera d’arte in base a criteri che sono in funzione di se stesso e del proprio vissuto, cultura e stato d’animo. Bensì è di “suscitare”. Dunque io mi propongo, a prescindere dagli studi personali, di suscitare emozioni forti e variabili in chi osserva i miei quadri.

Sulla tela il vino rosso cambia tonalità? Ogni vino ha una “reazione” diversa…

Certo, il vino rosso, su tela, subisce il fenomeno dell’ossidazione, per tale motivo se ne osservano i cambiamenti cromatici. Inizialmente il colore è quello che siamo soliti osservare durante un esame visivo. Si va dal rosso rubino al mattonato, dipende dal tipo di vitigno scelto. Poi, man mano, il quadro cambia. Non a caso sono solita paragonare i miei dipinti al vino rosso al quadro di Dorian Grey! Così si va dal marrone di un Negroamaro al rosso scuro di una Barbera, dal viola del Primitivo di Gioia del Colle al color mattone dell’Aglianico del Vulture. Ma ho anche utilizzato vini molto vecchi per ottenere “sfumature” inusuali, come un Barolo del 1976 per un arancio-marrone o un Dolcetto delle Langhe del 1981 per un giallino, piuttosto che un Amarone del 1988 per l’ocra. Ogni vitigno ha un suo colore ben preciso. In base a questo risultato finale, effettuo le mie scelte con la “tavolozza” alcolica.

Qual è il colore e, dunque, il vino che, artisticamente, preferisce?

Mi piace molto l’abbinamento cromatico Barbera-Dolcetto delle Langhe, come si può osservare in “Nel bene e nel male” e in “È inevitabile follia”, perchè questi colori caldi, duraturi, ben si addicono ai soggetti che prendono vita sulle mie tele dal vino.

 

Quali sono i soggetti delle sue opere?

Sono prevalentemente soggetti femminili. La donna, come ben sappiamo, è sempre oggetto di riflessione per l’uomo. Ha ispirato poeti e pittori nel corso della storia e continua a farlo. Mi piace ricordare la “donna angelicata” del dolce Stilnovo, ma anche le donne formose di Botero. Io rappresento donne “immortalate” nei loro diversi stati d’animo, con pregi e vizi, con le loro paure. Per questo motivo in alcune si nota lo sguardo intrigante, l’ammiccamento, mentre in altre il macigno del dubbio. Si può scoprire la consapevolezza del sé di taluni soggetti in contrapposizione all’annullamento della personalità di altri, come traspare dai loro sguardi. E i turbamenti dell’animo dei miei soggetti non sono altro che l’esplicitazione su tela dei miei.

Oltre alla vista, nell’apprezzare le sue opere interviene anche l’olfatto…

Esattamente, interviene anche l’olfatto. Il vino mantiene i suoi inebrianti profumi per giorni. Posso garantire che gli ambienti in cui conservo le mie opere ancora in fase di asciugatura sono pregni del profumo del vino! Ma… è sempre una meraviglia.

 

Dove le ha esposte principalmente? Ha mai esposto qualcosa ad Altamura?

Pur essendo trascorsi appena quattro mesi da quando ho iniziato a dipingere utilizzando il vino su tela, le mie opere sono state già esposte a Minervino Murge per l’evento “Aspettando radici del Sud”, poi ad Ostuni per il XV Educational dei giornalisti, a Bari, in una serata in cui le bollicine della Franciacorta si sono armonizzate bene con la mia arte enoica, in occasione della presentazione del Casa delle Colonne Zero con Pia Donata Berlucchi. Ma anche ad Alberobello, presso il Museo del vino del cavalier Renzini, a Bitritto, in abbinamento con i vini di tenute Rubino. Nei prossimi giorni sarò a Porto Cesareo, poi ad Orvieto. Isomma, i miei quadri hanno già girato parecchio! Ad Altamura ho esposto presso la galleria “Studio 52 – Arte & Cornici” in occasione della festa federiciana. Proprio per la collettiva “Omaggio all’imperatore” ho realizzato la tela con le quattro mogli di Federico II di Svevia dipinte con tre vitigni autoctoni. E, ad ottobre, sarò di nuovo ad Altamura con tutte le mie opere in occasione del Wine Day organizzato proprio dal “mio” altamurano.

Le opere di Arianna Greco si possono visionare sul sito https://ariannagrecoarte.wordpress.com/

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